I VIAGGI DI GULLIVER

In questa sede di recensione non posso che confermare le mie impressioni a caldo circa questo epico, immortale e sconvolgente romanzo: “I viaggi di Gulliver”.

Il contenuto di questo libro rappresenta l’emblema dell’avventura, un caposaldo della letteratura fantastica, degno di piazzarsi tra i massimi esponenti del genere come Verne e Wells. Se si esamina questo libro soltanto dalle sue idee narrative, ciò basterebbe per definirlo un capolavoro all’istante. Se si scava a fondo, invece, se ci si addentra tra le intricate descrizioni di questi luoghi che Gulliver visita, ci si rende conto della graffiante critica che l’autore ha espresso attraverso le sue righe. E questo renderebbe ancor più di valore l’intero scritto.

Ma qual è la trama? In sintesi è il resoconto “a ‘mo di diario” delle mirabolanti avventure del medico esploratore Lemuel Gulliver. Egli visita regioni del mondo remote e a mala pena tracciate dalle mappe. Per una serie di sventure, viene costretto dagli eventi a naufragare in luoghi mai visti da esseri umani, abitati da creature simili agli uomini, ma con qualcosa di diverso. Al termine di queste avventure, in un modo o nell’altro, riesce sempre a tornare a casa dalla sua famiglia.

Copertina del romanzo

Da Lilliput a Balnibarbi, da Laputa a Brobdingnag, l’autore Jonathan Swift si addentra in lunghissime descrizioni di queste terre sconosciute e ne analizza gli aspetti. Si sofferma molto sul paragone tra l’Europa della sua epoca e quei luoghi inesplorati, e non manca di criticare “il mondo conosciuto”. Per quanto alcuni popoli non gli vadano a genio, non rinuncia comunque ad esaltarne alcuni aspetti, nonostante le ingiustizie subite da quest’ultimi.

Eh sì perché da popoli alti neanche tre dita E ad astronomi intellettuali che si beffano della sua stupida, Gulliver non può che sentirsi un minimo oltraggiato. Difende, di tanto in tanto, la sua terra natia dalle critiche che egli stesso riceve, ma spesso si arrende all’evidenza di certe qualità di questi popoli che superano di gran lunga ogni cosa che gli uomini semplici hanno potuto inventare, ideare, pensare e creare.

Spesso viene imprigionato, osteggiato e sfruttato per le sue qualità insolite per quegli individui. Ma essendo egli un bravo affabulatore e conoscitore, riesce sempre a cavarsela, guadagna posizioni di prestigio che gli danno la possibilità di esplorare, annotare e riflettere su tutte le meraviglie che i suoi occhi gli mostrano.

“I viaggi di Gulliver” è un must have per tutti quelli che vivono sperando e sognando avventure; un romanzo talmente ricco di descrizioni da risultare, almeno per me e solo in certi punti, un tantino eccessivo. Ma è inevitabile, stando all’idea del romanzo, dilungarsi sulle specifiche di questi posti assurdi, dai nomi spassosi poiché impronunciabili, e semplicemente magici. È una “bibbia” di avventure che stupisce sempre, anche ad una seconda rilettura perché non ci si stanca mai nell’apprendere quanto noi siamo piccoli e quanto poco ancora conosciamo.

FEELING YOUR FANTASY

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